Siamo alla vigilia di una desertificazione borsistica? Hanno fatto scalpore le notizie delle recenti opa su Tod’s e Pirelli in vista del delisting, ma si tratta soltanto della punta di un iceberg molto più considerevole. Non solo infatti la scelta appare in sorprendente contraddizione con l’andamento positivo di Piazza Affari (secondo l’indice Morningstar Italy, lo scorso anno Milano ha messo a segno un +31,8% a fronte di una media globale del 17,4%); ma gli esperti hanno attestato su un impressionante 52% i delisting in Lussemburgo, sul 35% a Francoforte, sul 19% a Londra e sul 15% a New York. Appare evidente che ci sono ragioni più profonde e generalizzate rispetto a quelle ufficiali, talora di facciata.
Nella rubrica “Considerazioni inattuali” su Milano Finanza, Emilio Girino indaga quali possano essere i motivi meno appariscenti dell’epidemia di delisting, di là dall’immediato richiamo al proteggersi da scalate ostili, non doversi relazionare costantemente con gli azionisti, fronteggiare una speculazione sempre più aspra. Leggi tutto