POCA CHIAREZZA E QUALCHE RISCHIO NELLA NUOVA DEFINIZIONE DI GREENWASHING

Da un lato norme sganciate dalla realtà, dall’altro clienti magai organizzati in una class action. Fra questi due fattori di rischio dovranno barcamenarsi emittenti, gestori di fondi e consulenti costretti a fare i conti con un concetto ormai entrato a pieno titolo nella finanza: il greenwashing. Il termine ha ricevuto solo lo scorso 31 maggio una prima definizione ufficiale, nel Progress Report congiunto di Esma, Eiopa ed Eba (quello definitivo arriverà fra un anno), senza però che venga chiarito gran che. Il documento parla genericamente di affermazioni, dichiarazioni, azioni e comunicazioni che non rispecchiano chiaramente e correttamente il profilo di sostenibilità sottostante un ente, un prodotto o un servizio finanziario. Ma aggiunge anche un preoccupante riferimento al greenwashing non intenzionale, quello cioè relativo a comunicazioni errate o incomplete, per quanto in buona fede, da parte di emittenti, gestori e consulenti finanziari.


















