NÉ DEREGULATION, NÉ IPER-REGULATION. UNA VIRTÙ MEDIANA PER GARANTIRE INVESTITORI E MERCATI

Per attrarre quotazioni e investitori post-Brexit, la finanza britannica sta cercando di recuperare peso in Europa anche con qualche mossa aggressiva. È il caso, ad esempio, della Financial Conduct Authority che ha previsto doppie classi di azioni, con prevalenza di quelle assegnate al management onde fronteggiare scalate ostili, e ha ridotto il flottante minimo dal 25% al 10%. La scelta è coerente con la tradizione dei mercati finanziari anglosassoni, da sempre più corrivi rispetto all’elefantiasi regolamentare di quelli continentali. Ma non si corre il rischio di una eccessiva deregolamentazione?
Nella rubrica “Considerazioni inattuali” su Milano Finanza, Emilio Girino analizza pro e contro della deregulation non solo sul mercato d’Oltremanica ma nel contesto generale, ravvisando alcune opportunità: snellire gli eccessi di oneri informativi che risultano dissuasivi per gli investitori, incrementare la facilità di lettura sui rischi dei prodotti finanziari e, infine, mostrarsi più reattivi di fronte a fenomeni innovativi come le criptovalute, evitando di lasciarne troppo a lungo law-free in attesa di una legislazione capillare.