DAL TRIBUNALE DI UDINE UNA SVOLTA DECISIVA SU CLAUSOLE RISCHIO CAMBIO, USURA, TASSO LEASING E SCRITTURE DI RINEGOZIAZIONE

Con sentenza dello scorso 23 agosto, il Tribunale di Udine accoglie la linea dello Studio su più versanti. La clausola rischio cambio non è un derivato. La difformità fra tasso leasing indicato e applicato non viola il TUB. L’usura non può essere individuata né tramite la teoria del contagio né con lo scenario “worst case”. Novità anche sulle clausole di rinuncia al pregresso versato.

Il solco era stato tracciato pochi mesi fa dalla Corte di Cassazione, con sentenza 4659 del 22 febbraio 2021, accogliendo la miglior dottrina in materia dei leasing indicizzati alla valuta estera, tema controverso e da tempo dibattuto.

La stessa linea è stata seguita dal Tribunale di Udine in una sentenza pubblicata il 23 agosto 2021: “Sulla scia tracciata dalla Suprema Corte”, commentano gli Avvocati Emilio Girino e Roberto Pavia, difensori dell’intermediario vittorioso, il Tribunale friulano ha confermato che la clausola di indicizzazione al cambio costituisce un mero meccanismo di adeguamento della prestazione valutaria, escludendo invece che possa integrare un contratto autonomo assimilabile a un derivato”.

Ma la sentenza di agosto segna un momento di svolta sul tema dell’usura, riguardo ad almeno due questioni significative. “La sentenza boccia la cosiddetta teoria del contagio”, illustrano gli Avv. Girino e Pavia: “la nullità della clausola di determinazione degli interessi di mora per usurarietà non si estende anche agli interessi corrispettivi, che invece rimangono dovuti”. Altrettanto rilevante è la risposta allo scenario del worst case, che verifica l’esistenza di usura ipotizzando l’omesso pagamento di tutte le rate del finanziamento sin dal momento della stipula. “Questa tesi”, continuano, “è stata bocciata dalla sentenza chiarendo come l’usura debba essere valutata in concreto, e non sulla base di elementi ipotetici”. Al riguardo anche il Tribunale di Milano si era espresso in tal senso (con sentenza numero 2008/2021) nel corso di un analogo contenzioso vinto dallo Studio.

Altrettanto significativa la lettura dell’artt. 117 comma 4° TUB dichiarato inapplicabile nel caso di difformità fra tasso leasing indicato in contrato e diverso tasso concretamente applicato. In sostanza, tale difformità non integra un vizio genetico, ma solo un inadempimento contrattuale. Quest’ultimo può essere sanzionato sul solo piano risarcitorio (differenza di addebiti) e non con il rimedio punitivo (tasso kinimo Bot) previsto dall’art. 117.

Infine, spunti interessanti possono essere tratti dalla sentenza anche riguardo alla validità delle clausole di rinuncia al pregresso versato. “La sentenza sancisce che tali pattuizioni, contenute in accordi di rimodulazione dei tassi, integrano atti abdicativi leciti, avendo a oggetto diritti disponibili che non necessitano di sottoscrizione ai sensi dell’art. 1341 del codice civile, costituendo essi stessi il corrispettivo della rimodulazione”, concludono gli Avv. Girino e Pavia. “Allo stesso modo, l’indicazione della rideterminazione degli interessi di prefinanziamento, nonché del prezzo globale dell’opera contenuta nel verbale di consegna di un leasing in costruendo e accettata dal cliente, è lecita e valida pur non avendo alcun effetto transattivo poiché manca la reciprocità delle concessioni, bensì risultando un vero e proprio accordo valido ed efficace”.

I dettagli relativi alla sentenza del Tribunale di Udine possono essere consultati cliccando qui:

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