BREVETTI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: L’EUROPA DEVE GARANTIRE TRASPARENZA

Come tutelare la proprietà intellettuale in materia di intelligenza artificiale, senza disincentivare i futuri innovatori? Sul Corriere della Sera, il Prof. Gustavo Ghidini e la Dott. Isabella Austoni, insieme al Vicedirettore Daniele Manca, propongono una soluzione normativa che garantisca trasparenza e progresso.

Un tema risolutivo per lo sviluppo e il governo delle nuove tecnologie passa dalla tutela della proprietà intellettuale, che può essere la strada maestra per conseguire più concorrenza, più conoscenza e più benessere dei consumatori.

La realizzazione di tecnologie fortemente innovative gode infatti di protezioni in base a cui, ormai da tempo, la loro riproduzione è possibile solo a patto di consentire all’inventore di recuperare il costo delle attività di ricerca e degli investimenti iniziali. È il caso anche del settore dell’Intelligenza Artificiale, i cui operatori (specie in mercati come la Cina) ricorrono alle garanzie più stringenti contro i cosiddetti free rider, rischiando tuttavia così di disincentivare i potenziali futuri innovatori.

Sull’inserto Economia del Corriere della Sera del 15 marzo, un articolo cofirmato dal Prof. Gustavo Ghidini, dal Vicedirettore del Corriere Daniele Manca e dalla Dott.ssa. Isabella Austoni propone una soluzione che renda la tutela della proprietà intellettuale garanzia di trasparenza, non di segretezza sterile. Se la scorsa settimana, sulla stessa testata, gli autori si erano dedicati ai risvolti etici nella gestione dell’intelligenza artificiale, stavolta si schierano a favore dell’introduzione nell’Unione Europea di un processo di trasparenza che da sempre è alla base del progresso scientifico e tecnologico, oltre che della concorrenza leale e del benessere collettivo.

Il brevetto impone di descrivere come è stato realizzato il prodotto”, spiega la Dott. Austoni. “Ciò da un lato tutela chi ha investito, per mezzo dello sfruttamento economico in regime di esclusiva; dall’altro tutela il progresso scientifico-tecnologico, poiché così chiunque può conoscere le basi dell’invenzione. Per questo proponiamo di estendere la trasparenza nella descrizione del prodotto anche al procedimento dell’algoritmo e ai dati che vengono immessi nell’intelligenza artificiale. Riteniamo che una trasparenza a tutto tondo possa risultare più vantaggiosa dei possibili rischi evidenziati da una corrente scettica, secondo cui la brevettazione dell’AI comporterebbe una forma di monopolizzazione della conoscenza”.

La versione integrale dell’articolo può essere letta sul sito del Corriere della Sera, cliccando qui, o in versione pdf nella Sala Stampa del nostro Sito.

Il Prof. Ghidini e il Dott. Manca, con Alessandro Massolo, hanno inoltre dedicato ai temi connessi all’intelligenza artificiale il volume La nuova civiltà digitale (Solferino, 2020), un pamphlet su come affrontare la più grande discontinuità nella storia recente dell’uomo.

I Professionisti dello Studio Ghidini Girino e Associati sono chiamati quali relatori di convegni, rendono opinioni su problematiche giuridiche, economiche e finanziarie su primari quotidiani nazionali e su emittenti televisive specializzate.