OLTRE LA GREEN ECONOMY: COSA CAMBIA CON LE NORME ESG PER AZIENDE E INVESTITORI

È iniziata ormai da tre mesi l’era dell’economia sostenibile, sintetizzata dall’acronimo Esg: Environmental, Social and Governance. Dal 10 marzo 2021 infatti gli investitori – consultando la documentazione di offerta dei prodotti da parte degli intermediari – devono poter conoscere il loro approccio ai rischi di sostenibilità, secondo i dettami del Regolamento Ue 2088/2019.
Il criterio per favorire la transizione all’economia sostenibile è quello di chiarire se un evento o una condizione di tipo ambientale, sociale o di governance possa provocare un impatto negativo, anche potenziale, sul valore dell’investimento. Ad esempio l’effettiva applicazione delle norme relative a privacy e antiriciclaggio, talora avvertita dalle imprese come un appesantimento burocratico fine a se stesso, è diventato un imprescindibile punto di partenza per chi deve decidere se effettuare un investimento.
Roberto Pavia spiega come l’Esg vada oltre il concetto di green economy ma comprenda impegno sociale e rispetto dei diritti dei lavoratori, nella rubrica “I ferri del mestiere” su Milano Finanza.
“È bene chiarire che l’obbligo previsto dal Regolamento Ue non implica il divieto di promuovere attività non sostenibili ma solo il dovere di informare l’investitore rispetto alle politiche intraprese al riguardo”, spiega l’Avv Pavia. “Il nuovo ‘approccio Esg’ diventerà anche un importante fattore di appeal per attrarre investimenti e, in tal senso, la sostenibilità non può e non deve rappresentare un fardello. Il rispetto dei fattori Esg per un’impresa comporta certamente un costo ma, anche alla luce del vario delle politiche economiche dell’Ue per la ripresa degli investimenti post-pandemia, un’indubbia opportunità per l’industria che non ha mai puntato unicamente al fatturato. Inoltre il risparmio sugli ammodernamenti degli impianti e le politiche di delocalizzazione della produzione finalizzate a una riduzione dei costi del personale potrebbero aiutare il fatturato ma di certo non l’attrattività degli investimenti. Ciò nonostante, non vanno né ignorate né demonizzate quelle Pmi che ancora non possono, specie sul versante ambientale, modificare immediatamente i loro processi produttivi”.
Il testo integrale dell’articolo è disponibile cliccando qui. Sull’argomento è utile leggere anche la riflessione del Socio Emilio Girino, pubblicato in gennaio nella rubrica “Considerazioni Inattuali” di Milano Finanza, intitolato Esg e transition bond: non è tutto verde ciò che dice di esserlo e consultabile cliccando qui.
Sul nostro Sito è infine possibile sfogliare l’intera raccolta della rubrica “Ferri del mestiere” dal 2010 a oggi.
