FINE VITA: LA STRADA VERSO UNA LEGGE SULLA LIBERA SCELTA

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Il Prof. Gustavo Ghidini affronta sul Corriere della Sera il tema del fine vita, interrogandosi sui limiti dell’attuale quadro italiano e sulla necessità di riconoscere alla persona il diritto di essere assistita nella scelta libera e consapevole di porre fine alla propria esistenza.

Il dibattito italiano sul fine vita continua a confrontarsi con condizioni particolarmente restrittive per l’accesso all’assistenza al suicidio. A riportare la questione al centro dell’attenzione è il caso dell’attrice Sibilla Barbieri, alla quale l’ASL Roma 1 ha negato l’assistenza perché non dipende da macchinari per sopravvivere, nonostante sia affetta da metastasi diffuse e soffra di dolori costanti e insopportabili. Di fronte alla prospettiva di altri tre mesi di sofferenza, Barbieri ha quindi deciso, con piena consapevolezza e lucidità, di recarsi in Svizzera accompagnata dal figlio.

Sul Corriere della Sera, il Prof. Gustavo Ghidini prende le mosse da questa vicenda per interrogarsi sull’attuale disciplina italiana, richiamando il ruolo svolto dalla Corte costituzionale a partire dalla sentenza del 2019 sul caso Cappato/dj Fabo e i ripetuti tentativi della Consulta di sollecitare un intervento del legislatore. Il nodo centrale riguarda le condizioni alle quali una persona può essere assistita nella scelta di porre fine alla propria vita: oltre all’irreversibilità della patologia e alla presenza di sofferenze ritenute insopportabili, l’attuale quadro richiede infatti la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.

“Appartiene o no a noi, la nostra vita, lungo tutto il suo arco?”, si domanda il Prof. Ghidini. “Quando potremo disporne liberamente, anche per porvi fine, per autonoma e cosciente determinazione personale, pur se non ricorrano quelle sadiche attuali condizioni ‘di legge’ (essere affetti da malattie irreversibili, sofferenze insopportabili e persino, appunto, dipendenti da ‘sostegni vitali’ — macchine — per sopravvivere)? E per farlo serenamente, con i nostri cari vicino, avendo diritto, come cittadini, a essere assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale?”.

Il Prof. Ghidini pone quindi la questione sul piano del rapporto tra autodeterminazione individuale e carattere laico dello Stato, chiedendosi se l’assistenza al fine vita possa essere subordinata a condizioni che, a suo giudizio, riflettono una persistente “sovranità dogmatica”. La scelta libera e cosciente della persona viene così considerata nella sua dimensione più privata: quella di chi, accanto ai propri cari e nel raccoglimento della propria casa, decide di porre fine a un’esistenza che non ritiene più degna, senza che tale decisione produca necessariamente un allarme o un turbamento per la società.

A conclusione del proprio intervento, l’Autore guarda alle esperienze di Paesi Bassi, Belgio e Canada, indicandole come riferimento per ripensare il quadro italiano, e richiama i principi fondativi della Costituzione, in particolare gli articoli 2 e 3. “Quanta strada v’è da compiere, da noi, per giungere ad affermare il diritto della persona a essere assistita nella libera e cosciente scelta di porre fine all’esistenza: per qualsivoglia motivo?”, si domanda l’Autore. Nell’attesa, con Sant’Agostino, invita a guardare “il presente del futuro”, ossia agli Stati meno condizionati dai dogmi religiosi e ai principi costituzionali che affermano i diritti fondamentali della persona.

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