COPYRIGHT: LE SFIDE POSTE DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Il Prof. Gustavo Ghidini analizza su Nexo le implicazioni giuridiche dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, soffermandosi in particolare sul conflitto emergente tra il funzionamento tecnico dei sistemi di IA e la tutela dei diritti di proprietà intellettuale.
Il rapidissimo sviluppo dell’intelligenza artificiale apre prospettive di grande rilievo per la società nel suo complesso, dagli avanzamenti nella diagnostica e nella terapeutica all’aumento della produttività del lavoro, fino all’ampliamento dell’orizzonte informativo e culturale. Accanto a questi benefici, tuttavia, l’IA porta con sé rischi significativi, che chiamano in causa non solo l’etica ma anche il diritto: dalla sorveglianza di massa alla manipolazione e falsificazione dell’informazione, con effetti potenzialmente distorsivi sui processi democratici, fino ad applicazioni dannose per la salute e la sicurezza.
Un intervento firmato dal Prof. Gustavo Ghidini, pubblicato sulla rivista Nexo, ricostruisce il quadro normativo europeo delineato dall’Artificial Intelligence Act del 2024, che classifica i rischi dell’IA e individua strumenti di tutela per i cittadini. L’Autore concentra però l’attenzione su un rischio specifico, distinto da quelli legati direttamente alla sicurezza o alla democrazia, che riguarda il rapporto tra i diritti di proprietà intellettuale e il funzionamento stesso dei sistemi di intelligenza artificiale. Tali sistemi, infatti, si basano sull’accesso e sull’elaborazione di enormi quantità di dati, che includono anche opere protette da copyright.
“Il copyright attribuisce il diritto di escludere terzi non autorizzati dall’accesso a opere o parti di opere”, scrive il Prof. Ghidini. Ora, questo diritto è lì e incombe per mettere sabbia nel motore dei sistemi di IA, consentendo i titolari a bloccare l’appropriazione indebita (e richiedere un risarcimento) dei dati protetti. Il che, in difetto di accordi privati diretti a monetizzare il consenso, comporta il rischio di impedire e comunque rallentare significativamente la realizzazione delle enormi potenzialità che l’intelligenza artificiale offre per la produzione di nuovi materiali di interesse culturale”.
Nel prosieguo dell’analisi, l’Autore osserva come questo conflitto abbia già trovato riscontro concreto in numerose iniziative giudiziarie avviate, a partire dal 2022, contro gli sviluppatori di sistemi di IA per presunte violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. Pur riconoscendo che l’AI Act introduce principi importanti per la tutela dei cittadini, il Prof. Ghidini sottolinea come la normativa europea non risolva in modo compiuto la tensione strutturale tra copyright e intelligenza artificiale, lasciando aperto il rischio di un rallentamento significativo dell’innovazione.
A conclusione del proprio intervento, il Prof. Ghidini richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare questo nodo in modo esplicito, per evitare che l’esercizio dei diritti di esclusiva finisca per ostacolare lo sviluppo delle potenzialità dell’intelligenza artificiale nella produzione di nuovi materiali culturali e informativi.
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