Se il rilancio ignora le dinamiche dei pagamenti

Tre errori incupiscono il plumbeo futuro dei prossimi mesi: a settembre cambierà, gli aiuti di Stato (sempre che ciò non suoni blasfemo) sistemeranno tutto, non può continuare così. Il primo è un’ingenuità pre-estiva, il secondo una svista di lettura, il terzo il sogno dell’uomo sveglio – direbbe Matthew Prior.

Errori che condividono un eterno denominatore: l’asincronia. Dove per tale s’intende la totale incomprensione delle dinamiche temporali che regolano il cash-flow. Gli esempi abbondano, ma due bastano a misurare questo scollamento fra legislazione e realtà.
Il credito di imposta sui canoni locativi richiede un requisito irrealistico per la più parte delle imprese. Per usufruirne va dimostrato che i ricavi di marzo, aprile e maggio siano diminuiti di almeno il 50%. Il che può funzionare per chi eserciti attività a pagamento immediato, mentre è una disarmante evidenza il fatto che manifattura, professioni e forniture scontino un inevitabile décalage di saldo che varia, nei casi migliori, dai 60 ai 90 giorni, nei peggiori dai 120 insù.

In volgare ciò vuol dire che, nell’immaginario trimestre legislativo, manifattori, fornitori e professionisti avranno incassato i risultati di opere prestate da due a sei mesi prima. Per loro il lockdown è stato finanziariamente irrilevante o quasi, il peggio arriverà ora. Omettendo questa elementare verità, la svista normativa, radicata su una metafora parzializzante, non offre alcun reale ausilio alla grande maggioranza dei piccoli e medi produttori.

Il secondo esempio di disancoraggio dal reale è il prestito garantito dallo Stato o da chi per esso (Sace e affini). La peggior sorte in cui il virus ha sprofondato il mondo è la privazione del diritto di programmazione, prima arma di chi guidi un’attività economica. Senza seri scenari di libertà, con filiere che in molti settori (in disparte i beneficati dalla crisi, cioè alimentari, tlc, tecnologici) stanno subendo riduzioni di ricavi futuri dal 20 al 40%, quale azienda s’indebiterebbe, sempre che Centrale Rischi e affini la rendano affidabile? Ma sia pure che un imprenditore o un professionista sprezzante del pericolo lo faccia.

Se le sue previsioni saranno tradite dal rintanamento, psicologico e finanziario, di consumi e investimenti, il debito non sarà ripagato, quindi la banca escuterà la garanzia statale che si tradurrà in cartelle esattoriali e attiverà l’esecuzione sull’insolvente. Sennonché, in entrambi i casi, a fronte di un debitore insolvente cartelle e precetti saranno carta straccia: lo Stato perderà più tardi tutto, la banca incasserà un nuovo npl a valore zero.

Da qui due considerazioni e altrettanti suggerimenti. Nel primo esempio, l’estensione del mantra-cash avrebbe un senso solo se si contraessero i tempi di pagamento. Qualche anno fa scrissi una proposta di legge volta a comprimere i ritardi di pagamento, punirli ed esorcizzarli attraverso l’eliminazione dei formalismi giudiziari e degli abusi di squilibrio negoziale.
Proposta che svaporò e che nessuno oggi si sognerà di ripescare. Nel frattempo il credito d’imposta si sarebbe potuto applicare sul semestre luglio-dicembre, condizionandolo agli esiti di tale periodo.

Nel secondo esempio, il tanto vituperato fondo perduto (quello di sostanza, non l’elemosina a pioggia), diverrà tale per forza di cose. Con una pesante aggravio: lo Stato avrà comunque perso denaro e nel contempo avrà causato una multipla distruzione di valore (imprese annientate, lavoratori licenziati, consumatori perduti). Il 50% del valore garantito, se erogato a fondo perduto, ridurrebbe l’esborso pubblico ed eviterebbe la débacle produttiva. Non c’è dubbio che qualche pigro o opportunista potrebbe abusarne, come qualcuno ha recentemente detto in modo peraltro molto infelice, ma nelle guerre c’è sempre un’inevitabile e piccola frazione d’ignavi e camaleonti del bisogno. Ho lanciato un paio di promo-provocazioni. Qualcuno si degnerà d’ascoltarle? Temo di no. Chi vivrà vedrà. Se vivrà.

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Nato a Casale Monferrato il 18 novembre 1962, alunno del Collegio Ghislieri, si è laureato con lode all’Università di Pavia nel 1985.
Allievo del Prof. Ghidini e suo stretto collaboratore da oltre venticinque anni, è divenuto socio dello Studio sin dalla sua fondazione e riveste il ruolo di managing partner.
È iscritto all’ordine degli Avvocati di Milano dal 1990. Nell’ambito dello Studio, si occupa prevalentemente delle problematiche bancarie, finanziarie, contrattuali,e societarie.