I Priip tra malesseri di mercato e imbarazzi istituzionali

La normativa è nata malata. Il suo morbo congenito è costituito dalla contraddizione sistematica fra regolamenti Priip-Packaged Retail Investment and Insurance-based Investments (1286/2014 e 563/32017) e disciplina Mifid2 (articolo 44 del Regolamento 565/2017): mentre la seconda, replicando lo stilema anteriore, vieta agli intermediari di promuovere un prodotto additandone esclusivamente le performance pregresse e impone un rigido avvertimento sul fatto che il passato non garantisce il futuro, i primi obbligano a fornire scenari di performance basati sui risultati del prodotto nel quinquennio precedente. Cioè: per reclamizzare un prodotto devo chiaramente allertare il pubblico che i risultati passati non sono indicatori affidabili (Mifid2), per venderlo (Priip) devo produrre una tabella basata su quegli stessi dati (mediante un ricampionamento casuale: bootstrapping).

I Priip sono prodotti delicati perché il loro rendimento dipende dal valore di un’entità sottostante che l’investitore al dettaglio non detiene (come derivati, unit linked, depositi strutturati, bond convertibili e affini). Nelle tre pagine formato A4 del Kid (da non confondersi con il Kiid di fondi e sicav, i quali sono esentati dal Kid sino al 2021), documento teso a fornire una rapida e intuitiva misurazione del rischio, vanno inclusi gli scenari di performance che individuino quattro ipotesi (favorevole, sfavorevole, moderata e di stress) correlate a valori assoluti disgiunti dal livello di probabilità di accadimento di ciascuna.

Gli effetti della paranoia regolamentare si sono manifestati in meno di un anno. La rete trabocca di Priip con scenari favolosi rispetto a prodotti altamente performanti nel lustro precedente e scenari devastanti per prodotti con resa passata più che deludente (per lo più prodotti sui tassi d’interesse, finiti sottoterra): in entrambi i casi una divinazione, in senso stretto, taroccata. Da qui la prima consultazione sulla Priip review condotta dal Comitato congiunto delle autorità europee di sorveglianza (Esa), che riunisce Esma, Eba ed Eiopa.

Gli esiti hanno visto la luce l’8 febbraio scorso e naturalmente la lingua batte sul dente dolente degli scenari. I consultati si dividono fra chi vorrebbe escludere informazioni specifiche sui risultati effettivi pregressi, temendo che ciò favorisca il survivorship bias (leggasi: eccessivo ottimismo; aggiungasi: pessimismo eccessivo), chi vorrebbe includerli cancellando però gli scenari di performance futura, chi crede che rappresentare realtà passata e scenari futuri manderebbe in tilt l’investitore e, infine, chi paventa che l’esplicitazione dei dati passati allunghi il Kid oltre le tre paginette (sic!). E non basta: non pochi intermediari, comprensibilmente inquietati dall’inefficienza informativa degli scenari, hanno cominciato a includere avvertenze aggiuntive.

Il risultato finale alberga nella coeva decisione del Comitato Esa (JC 2019 6.3): gli scenari dovranno recare (in grassetto, per carità!) la roboante precisazione «Gli sviluppi del mercato in futuro non possono essere previsti con precisione. Gli scenari mostrati sono solo un’indicazione di alcuni dei possibili risultati basati sui rendimenti recenti»: stessa formula, un po’ edulcorata, del citato articolo 44. Cui va aggiunto: «I rendimenti effettivi potrebbero essere inferiori», ma soltanto nel caso in cui la performance possa essere peggiore di quella indicata negli scenari (cioè sempre, data l’intrinseca inaffidabilità del rendimento pregresso). Nel frattempo una nuova review è prevista per il 2019.

È indubbio che il rabbercio sia peggio dello strappo: gli scenari così concepiti non funzionano, non si ha il coraggio di emendare la pecca regolamentare, si lascia tutto così e poi si vedrà, ma nel contempo s’impone un vigoroso disclaimer che equivale a dire: non fidatevi degli scenari Priip. Bancarotta normativa conclamata, quando invece sarebbe bastato imporre l’indicazione degli scenari probabilistici, gli stessi che gli intermediari impiegano per costruire il prodotto e stimarne il fair value. Obbligo a costo zero, mentre la saga (o la farsa) Priip è stata sin qui una tragedia, specie di costi che non è difficile immaginare su chi verranno ribaltati.

Scarica articolo in PDF

Nato a Casale Monferrato il 18 novembre 1962, alunno del Collegio Ghislieri, si è laureato con lode all’Università di Pavia nel 1985.
Allievo del Prof. Ghidini e suo stretto collaboratore da oltre venticinque anni, è divenuto socio dello Studio sin dalla sua fondazione e riveste il ruolo di managing partner.
È iscritto all’ordine degli Avvocati di Milano dal 1990. Nell’ambito dello Studio, si occupa prevalentemente delle problematiche bancarie, finanziarie, contrattuali,e societarie.