Nel pasticcio Brexit a rischiare è l’Unione

Vari studi succedutisi nell’ultimo biennio, fra cui una rielaborazione Reuters di dati Fmi, additano scenari funerei nei rapporti commerciali Uk-Ue in caso di Brexit senza accordo.

Qui si trema per 350 milioni annui di prosecco invenduto ma la stima complessiva dei danni s’aggira su 221 miliardi, con un contraccolpo occupazionale dello 0,7%. Studi dell’università di Rotterdam stilano una classifica dei Paesi più colpiti, a cominciare dall’Irlanda, per ovvie ragioni di continuità geocommerciale, seguita da Germania (calo del 4,5-6,4% del pil), Olanda (3,5-5), Belgio (2,8-4), Francia (1,8-2,7), Spagna (0,7) e Italia (0,5). Il tutto, secondo il Fmi, nell’arco di 5-10 anni. Il Regno Unito accuserebbe però il peggiore rinculo, pari a 4,6 volte quello patito dagli ex-partner Ue. Le stime sono stime e mutano rapidamente, un po’ come clima e pubbliche opinioni.

Nel complesso, il prefigurato disastro non avrebbe conseguenze così drammatiche per l’Ue e ancor meno per l’Italia, che perderebbe lo 0,1 o lo 0,05% di pil in uno o due lustri. Altre sono le domande: il danno preconizzato equivarrà al reale? È davvero immaginabile che Uk e Ue cessino il business? Scoppierà una guerra a colpi di dissuasivi dazi e barriere doganali? Se l’isola non vi ha interesse, specie nell’agroalimentare dove le sue scarse risorse rendono inevitabile l’import, è difficile immaginare una Ue vogliosa d’ingaggiar battaglia.

Alcune spie già s’accendono sulla frontiera più delicata: i prodotti finanziari, cuore del pil e dell’export britannico. Il parere Esma 42-110-433 detta principi di sembiante draconiano: la passata appartenenza all’Ue non si tradurrà in un automatico riconoscimento delle imprese finanziarie di un Uk extra-Ue, controlli autorizzativi e successivi saranno rigorosi e senza sconti, guai a delocalizzazioni selvagge ed elusive, al bando le mailbox in stile caraibico. Ma il 19 dicembre scorso la Commissione ha adottato misure più morbide di equivalenza provvisoria, per 12 e 24 mesi, onde scongiurare, rispettivamente, shock nella compensazione centralizzata dei derivati Otc e interruzioni nei servizi di deposito titoli ubicati in Uk, oltre a due regolamenti delegati per agevolare la novazione di derivati conclusi con controparti inglesi da sostituirsi con controparti Ue.

A sua volta il governo italiano ha predisposto misure per il proseguimento interinale dell’operatività transfrontaliera di banche, istituti di pagamento, Imel, assicurazioni e fondi pensione. I rinvii temporanei, già italico appannaggio, sono ormai regola anche altrove, così come regola è che l’interinale, di diritto o di fatto, spesso diventi definitivo. Insomma, a prezzo di qualche ulteriore formalismo e impiccio burocratico, uno scenario non inverosimile è che gli scambi Uk-Ue finiranno con l’assestarsi sul modello di mercatismo libertario che è sempre stata la vera ambizione britannica nel continente.

Se la Brexit è stata il più grandioso pasticciaccio politico ed economico della storia europea, il suo più paradossale e beffardo esito sarebbe il permanere della presenza economica britannica nella Ue, sganciata però da regole che assicurino l’agognato level playing field. Il no-deal scatenerebbe effetti emulativi che, specie nell’era del populismo euroscettico, potrebbero condurre alla sostanziale lacerazione del disegno unionista. Merkel e Macron lo sanno e il vero disastro che temono non sono i teorici 3, 5 o 6 punti in meno di pil in un decennio bensì la perdita di egemonia economica sul resto dell’Unione che una tale dissoluzione implicherebbe. Deal o no-deal, non ci sarà da brindare, neppure con prosecco daziato.

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Nato a Casale Monferrato il 18 novembre 1962, alunno del Collegio Ghislieri, si è laureato con lode all’Università di Pavia nel 1985.
Allievo del Prof. Ghidini e suo stretto collaboratore da oltre venticinque anni, è divenuto socio dello Studio sin dalla sua fondazione e riveste il ruolo di managing partner.
È iscritto all’ordine degli Avvocati di Milano dal 1990. Nell’ambito dello Studio, si occupa prevalentemente delle problematiche bancarie, finanziarie, contrattuali,e societarie.