Il paradosso dei troppi depositi va risolto in modo sistemico

Stando al report Abi di marzo, a febbraio sono 1.746 i miliardi di euro giacenti su conti correnti di famiglie e imprese italiane, in crescita tendenziale al 10,2% e in assoluto su base annua di circa 161 miliardi.

Alle banche non va meglio, costrette a ridepositare fiumi di liquidità in Bce scontando un tasso negativo dello 0,5%. Da qui la querelle scoppiata nelle ultime settimane sulle scorciatoie che le banche starebbero escogitando per riversare il costo sui correntisti (per ora solo imprese): dall’addebito di una commissione sulle medie mensili di liquidità eccedenti i 100 mila euro a cifre fisse per scaglioni oltre la stessa soglia, dalla semplice previsione della possibilità di applicare una nuova commissione sulle eccedenze sino all’estremo della facoltà di recesso della banca ove il saldo tocchi livelli cospicui.

La questione è grave e assume una dimensione sistemica, nel senso per cui il sistema creditizio non può permettersi il lusso di subire una perdita per inerzia se non a prezzo di porre a rischio la sua stessa stabilità e, di conseguenza, quella dell’intero sistema economico. Ed è egualmente grave sul piano legale, dato il macigno posto dall’art. 1834 c.c.: l’obbligo della banca di restituire almeno l’equivalente del depositato. A tacer del fatto che, a differenza d’un interesse negativo, una commissione non può che remunerare una prestazione specifica: tema sul quale le disquisizioni abbonderebbero rischiando di straripare nelle aule giudiziarie.

Portato ai suoi estremi, il paradosso liquido additerebbe uno scenario quasi fanta-finanziario: se un tempo lasciare una banca era impresa complessa, oggi i clienti troppo liquidi si vedrebbero steso il tappeto rosso che guida all’uscita. Esito tanto paradossale quanto insostenibile per gli stessi intermediari, anche sul piano dei requisiti di liquidità.

Nell’autunno 2019 (MF-Milano Finanza 2/11/19), suggerii una possibile soluzione: veicoli di cartolarizzazione in cui convogliare crediti a breve verso la miglior clientela emettendo titoli con rendimento contenuto per il depositante. Le scelte attuali non sembrano inscriversi in un solco così innovativo, bensì nella direzione d’indurre il cliente ad investire in prodotti tradizionali, ridando la stura a nuove diatribe in fatto d’adeguatezza o meno dello specifico prodotto. Se il problema è sistemico, sistemica deve essere la sua soluzione. Dove, nuovamente, sistema significa riunire, per consensi e non per strappi, il mondo creditizio, la clientela, la vigilanza e, non da ultimo, il legislatore.

Le banche devono necessariamente attivarsi per costruire prodotti nuovi a rischio contenuto e, in luogo delle consuete obbligazioni, rivisitare strumenti come i prestiti partecipativi e altri congegni di condivisione pur a bassa resa. La clientela deve osare un po’, senza incidere sui propri equilibri patrimoniali ma convincendosi che un deposito ingente genera di per sé, in tempi di tassi zero, erosioni progressive per addebito delle normali commissioni sulle operazioni correnti. Molto attenta al tema della product governance, la Vigilanza dovrebbe anche assumere un ruolo di indirizzo nel processo di rinnovamento del parco prodotti.

E il legislatore introdurre, almeno in via temporanea, qualche mirata deroga al diritto corrente, con altrettanti paletti che ne precludano la degenerazione. Un impegno corale, insomma, per scongiurare il rischio che l’equazione crisi+stimoli Bce+pandemia+investimenti mancati= rendimenti negativi, porti il risultato a una somma sottozero per tutti.

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Nato a Casale Monferrato il 18 novembre 1962, alunno del Collegio Ghislieri, si è laureato con lode all’Università di Pavia nel 1985.
Allievo del Prof. Ghidini e suo stretto collaboratore da oltre trentacinque anni, è divenuto socio dello Studio sin dalla sua fondazione e riveste il ruolo di managing partner.
È iscritto all’ordine degli Avvocati di Milano dal 1990. Nell’ambito dello Studio, si occupa prevalentemente delle problematiche bancarie, finanziarie, contrattuali, e societarie.