2026, l’anno in cui restituire il primato al diritto

La pubblicazione dell’abituale consuntivo di fine anno di Emilio Girino su Milano Finanza – testata che ogni mese ospita la sua rubrica “Considerazioni inattuali” – affronta questa volta uno dei nodi più critici dell’attuale scenario globale: il ritorno delle guerre commerciali e la progressiva erosione del diritto come principio regolatore dei rapporti economici internazionali.
L’Avv. Girino muove dall’idea che il 2025 possa essere ricordato come “l’anno dei dazi”, ma invita subito a superare la semplificazione simbolica del termine.
Dietro la retorica protezionistica, osserva, si sta affermando una dinamica più profonda: la trasformazione dei rapporti economici in relazioni di forza pura, sostenute da interventi statali che alterano le regole del mercato e mettono in crisi l’architettura giuridica su cui si fondava il commercio globale. È in questo contesto che prende forma una nuova “ragion di Stato”, opaca e aggressiva, che scardina il principio stesso di legalità economica.
“Non è deregulation né no-regulation, è anti-regulation”, scrive Girino, descrivendo una deriva in cui la forza sostituisce il diritto e lo svuota di significato. Dalle pressioni sulle banche centrali alle interferenze nelle politiche monetarie, dalle guerre sui dazi alle destabilizzazioni dei mercati finanziari, il risultato è una crescente incertezza sistemica. Emblematico, in questo senso, è il fenomeno della dedollarizzazione: il dollaro perde progressivamente il suo ruolo di valuta rifugio, mentre l’oro torna ad assumere centralità come riserva di valore, con effetti potenzialmente destabilizzanti sull’equilibrio economico globale.
L’analisi si estende anche al mondo delle criptovalute e delle stablecoin, che secondo l’Autore mostrano tutta la loro fragilità strutturale. Il recente declassamento di Tether e l’elevata esposizione a asset rischiosi sollevano interrogativi sulla possibilità che strumenti privi di un’autorità garante possano davvero assolvere una funzione monetaria stabile. In questo quadro, osserva l’Avv. Girino, i sistemi giuridici sembrano incapaci di governare l’impatto di valute alternative che minacciano la stabilità finanziaria senza offrire adeguate contropartite in termini di sicurezza.
Il cuore della riflessione è però politico e culturale. Di fronte a una “bulimia regolatoria” inefficace e a una competizione globale sempre più aggressiva, l’Autore invoca un ripensamento radicale del diritto internazionale, fondato sul suo primato effettivo e non solo dichiarato. Senza un ritorno a regole condivise e realmente vincolanti – avverte – il rischio è quello di un progressivo svuotamento dell’economia sociale di mercato e di una marginalizzazione delle società più esposte. Da qui l’appello finale a una nuova responsabilità intellettuale, capace di contrastare la logica della forza con una rinnovata consapevolezza giuridica e culturale.
“Il diritto vive una profonda crisi di identità che si manifesta primariamente nella bulimia regolatrice”, scrive l’Avv. Girino. “Non serve continuare a produrre pachidermiche normative che incatenano l’operatività locale ma non rispondono agli atti di forza esterni. Né serve combattere le guerre economiche con atti di forza diseguale e contraria, quindi votati alla sconfitta. Occorre rivoluzionare alla radice il diritto internazionale, imporne il primato, ridare alle popolazioni la logica della sicurezza monetaria e al tempo stesso dotarle di mezzi semplici per gestire le valute legali a costi minimi, soccorrere le imprese catturate dagli egotismi statali per non cedervi, preservare l’economia sociale di mercato, restituire diritto al diritto”.
La versione integrale dell’articolo dell’Avv. Girino può essere letta cliccando qui. Nella Sala Stampa del nostro Sito è possibile consultare l’intero archivio delle puntate di Considerazioni inattuali su Milano Finanza, dal 2009 a oggi.
