CESSIONE QUINTO STIPENDIO: PER LA CASSAZIONE IL PEGNO NON VALE

Con sentenza del 29 gennaio, la Corte di Cassazione ha accolto la linea difensiva dello Studio, rappresentato nella circostanza dagli Avvocati Emilio Girino e Franco Estrangeros, riguardo alla inammissibilità del pegno su crediti di stipendio e TFR.

La legislazione vigente (d.p.r. 180/1950) consente ai dipendenti di indebitarsi presso banche o finanziarie e di rimborsare il prestito mediante la cessione del quinto dello stipendio. Simmetricamente, il codice di procedura civile impedisce ai creditori di aggredire più di un quinto dello stipendio del debitore, ad esempio per mezzo del pignoramento.

La sentenza è rilevante in quanto assimila il pegno al pignoramento. Malgrado il primo sia un contratto e il secondo un procedimento, la Cassazione li ha equiparati sulla base di un’interpretazione finalistica della norma e della illiceità in concreto della causa del contratto.

Se infatti la legge impedisce che più di un quinto dello stipendio venga pignorato o comunque aggredito dai creditori, è perché la naturale destinazione dello stipendio è di far fronte ai bisogni del dipendente pubblico e della sua famiglia. Di conseguenza, come è impedito al creditore il pignoramento di più di un quinto dello stipendio del debitore, così non deve essere consentito al debitore di dare in pegno il credito derivante dal proprio stipendio.

“L’importanza di questa sentenza”, spiega l’Avv. Girino, che aveva sostenuto l’arringa in Cassazione nel novembre scorso, “risiede nell’impedire pratiche tali da condurre a fenomeni di sovra-indebitamento dei dipendenti. Pratiche basate su una lacuna formale della norma, oggi superata da questa sentenza che ha pienamente valorizzato, in conformità alle nostre difese, la violazione sostanziale dello scopo della disposizione, con evidenti ricadute in termini di miglioramento del mercato del credito al consumo”. Al caso ha collaborato anche l’Avv. Veronica Cannata.

La massima della sentenza di Cassazione al riguardo (Cass. 29 gennaio 2021 n. 2151) può essere consultata cliccando qui.

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