BORSE ED ECONOMIA REALE: IL MERCATO SI AUTODIFENDE

Il tradizionale disallineamento tra andamento delle borse ed economia reale sembra assumere oggi un significato nuovo. Nonostante un biennio segnato da profonde incertezze politiche, economiche e finanziarie e da una crisi istituzionale di portata mondiale, i principali mercati azionari hanno mostrato una notevole capacità di crescita e di recupero dopo le fasi di arretramento. Dal Nikkei agli indici americani fino a Piazza Affari, che nel primo semestre del 2026 ha guadagnato il 15%, emerge così un comportamento che non sembra spiegabile soltanto attraverso le tradizionali variabili economiche e finanziarie.
Nella rubrica “Considerazioni Inattuali” su Milano Finanza, Emilio Girino individua alla base di questo fenomeno un fattore primario: il mercato tende ad autodifendersi. Di fronte alle crisi geopolitiche, alle tensioni geoeconomiche o alle incognite legate all’intelligenza artificiale, le borse possono reagire inizialmente con bruschi arretramenti, ma mostrano poi una crescente capacità di recupero. L’Autore richiama in particolare l’andamento di Piazza Affari dopo il Liberation Day dell’aprile 2025: al crollo del Ftse-Mib da 39.058 a 32.730 punti segue infatti una rapida risalita che porta l’indice a 53.583 punti nell’agosto successivo.
“Per un curioso paradosso, quello che sembrava un male (borsa che non riflette l’economia reale) nel nuovo mondo diventa un potente anticorpo contro ogni tentativo di destabilizzazione degli investimenti”, spiega l’Avv. Girino. “Le borse, in definitiva, si trasformano in un sistema autonomo e parallelo, sempre meno sensibile alle variabili del contesto reale, sempre più proteso ad autodifendersi, una sorta di economia indipendente e autorigenerante che crea fiducia nell’investitore.”
L’analisi dell’Autore si concentra infine sulle conseguenze operative che questa trasformazione potrebbe avere per consulenti e gestori di portafogli. Se occorre anzitutto frenare le decisioni di acquisto o liquidazione determinate dall’emotività del momento, un ulteriore passo potrebbe consistere nell’introdurre nei contratti specifiche clausole che prevedano un obbligo di informazione, anche storica, sulle mutazioni intervenute nei mercati e sulle relative conseguenze. In questa prospettiva, la capacità di spiegare agli investitori le nuove dinamiche delle borse potrebbe rafforzare il ruolo degli intermediari, senza naturalmente eliminare l’eventualità del “cigno nero”, i cui effetti possono tuttavia essere contrastati dalla razionalità di chi investe e di chi consiglia.
La versione integrale dell’articolo è consultabile cliccando qui [inserire il link]. Nella sezione Sala Stampa del nostro Sito è possibile consultare l’intero archivio delle puntate di “Considerazioni Inattuali” su Milano Finanza, dal 2009 a oggi.
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