REGOLAMENTAZIONE EUROPEA E PIATTAFORME DIGITALI: IL NODO DELLA RESPONSABILITÀ

Il Prof. Gustavo Ghidini analizza sull’inserto Economia del Corriere della Sera il quadro normativo europeo sulle piattaforme digitali, valutandone l’efficacia nella tutela della privacy, della concorrenza e della qualità dell’informazione.

Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha costruito un sistema di norme per contenere i rischi legati alle tecnologie digitali, mirando a proteggere cittadini e imprese dalle distorsioni del mercato e dalla manipolazione informativa. Il Digital Services Act, il Digital Markets Act e il Media Freedom Act si affiancano a normative già consolidate come il Regolamento sulla privacy e la Direttiva sulla tutela dei consumatori nell’e-commerce. Tuttavia, restano aperti taluni interrogativi sulla reale efficacia di questo apparato normativo di fronte alla crescente influenza delle grandi piattaforme digitali.

Sull’inserto Economia del Corriere della Sera, il Prof. Gustavo Ghidini mette in luce come i giganti del web abbiano mostrato una costante resistenza all’attuazione delle regole europee, invocando principi come la libertà d’impresa e la tutela dell’innovazione per diluire l’impatto delle normative. L’Europa, pur opponendo una strategia di regolazione sempre più articolata, si trova a dover bilanciare la necessità di preservare il pluralismo informativo con il rischio di un’eccessiva burocratizzazione del settore digitale.

“Le piattaforme digitali”, scrive il Prof. Ghidini, “hanno progressivamente abbandonato ogni forma di autodisciplina e operano con crescente insofferenza verso le regole europee, cercando di influenzarne l’evoluzione normativa con azioni dilatorie e pressioni politiche. Sinora l’Unione ha mantenuto una linea ferma, ma restano aree critiche, soprattutto sul fronte del contrasto alla disinformazione e della tutela della qualità dell’informazione”.

Il Prof. Ghidini evidenzia in particolar modo due aspetti critici. Il primo è il sostanziale anonimato nei social network, che rende difficile attribuire responsabilità e contrastare i contenuti lesivi del dibattito pubblico. L’adozione di sistemi di identificazione, già tecnicamente possibile grazie all’intelligenza artificiale, potrebbe rappresentare una soluzione. Il secondo problema riguarda la mancata responsabilizzazione degli intermediari digitali, ai quali la normativa europea attuale non impone obblighi preventivi di filtraggio dei contenuti, ma solo interventi ex post su segnalazione delle autorità competenti.

A conclusione del proprio intervento, il Prof. Ghidini auspica un necessario adeguamento normativo: “Se la tecnologia oggi consente di individuare e bloccare in tempo reale contenuti palesemente inaccettabili, allora non vi è ragione per non imporre questo obbligo agli intermediari digitali”. Il tema, osserva l’Autore, richiede una forte volontà politica per superare le resistenze corporative e realizzare una regolamentazione efficace e proporzionata.

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