CRISI DEI MICROCHIP: STRATEGIE A LUNGO TERMINE E STRUMENTI LEGALI PER RIMEDIARE ALLA MIOPIA DELL’OCCIDENTE

Siamo nel pieno di una crisi dei semiconduttori: il maggior produttore mondiale di silicio, la Cina, ha bloccato il 90% della sua estrazione causando un repentino aumento di prezzo. Nel giro di due mesi, il costo è triplicato. Sono così diventati più rari i microchip – strumenti fondamentali per produrre non solo i computer e gli smartphone, ma anche le automobili – e questa carestia tecnologica ha portato a una flessione della produzione.
Deloitte stima un negativo di 52 miliardi di dollari nel solo mercato dell’auto; e non vengono considerati gli altri semiconduttori su cui Pechino esercita il controllo, magari accaparrandoseli in Africa, come il cobalto, il manganese, il rame, il litio, il tungsteno…
Nella rubrica “Considerazioni inattuali” su Milano Finanza, Emilio Girino analizza le cause della penuria di semiconduttori e, soprattutto, gli strumenti economici e legali con cui l’Occidente può far fronte a questa congiuntura.
“Il microchip non è una materia prima ma è come se lo fosse”, spiega l’Avv. Girino. “Usa e Ue stanno cercando di svincolarsi dalla dipendenza asiatica con modalità un po’ pateticamente autarchiche: Biden investe 50 miliardi per rafforzare la produttività interna, von der Leyen pensa a una legge europea sui semiconduttori. Ma l’Occidente sta pagando a caro prezzo una miopia politica, economica e umanitaria che dura da mezzo secolo. Per uscirne servono una politica di investimenti in un piano di sviluppo a lungo termine, basato sulla creazione di valore, e la capacità di far leva su strumenti legali che già esistono, attivando le discipline antitrust su big di elettronica, e-commerce, comunicazione e software per scongiurare dipendenze oligopolistiche”.
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