SOSTENIBILITÀ E PACKAGING: LE NUOVE REGOLE E IL PROBLEMA DELLE SCORTE

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Due importanti novità normative intervengono sulla sostenibilità degli imballaggi e sulla comunicazione ambientale delle imprese, introducendo nuovi obblighi che incidono tanto sulla progettazione e commercializzazione dei prodotti quanto sulla gestione delle scorte. Dal 12 agosto 2026 è applicabile il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr), mentre il 27 settembre entra in vigore il decreto legislativo 30/2026 contro il greenwashing. Le nuove disposizioni impongono alle aziende di adeguare packaging e dichiarazioni ambientali, sollevando interrogativi sulle conseguenze per i prodotti già realizzati e presenti in magazzino.

Nella rubrica “Ferri del mestiere” su Milano Finanza, Claudia Signorini analizza le implicazioni delle nuove discipline, soffermandosi sui requisiti di sostenibilità degli imballaggi, sulle responsabilità dei produttori e dei titolari dei marchi e sui limiti imposti all’utilizzo di dichiarazioni ambientali generiche o non verificabili. L’Autrice evidenzia in particolare le differenti soluzioni previste per le giacenze anteriori all’entrata in applicazione delle nuove norme, distinguendo tra gli imballaggi soggetti al Regolamento Ppwr e quelli recanti indicazioni ambientali non più conformi.

“Viene chiarito che gli stock precedenti il 12 agosto 2026 non devono essere distrutti: possono essere venduti, è sufficiente predisporre un documento di accompagnamento con i requisiti di identificazione (identificativo univoco e nome e indirizzo del fabbricante), senza intervenire fisicamente sugli imballaggi già prodotti”, spiega l’Avv. Signorini. Diversa è invece la situazione delle scorte interessate dalla normativa contro il greenwashing, per le quali non è previsto un periodo di smaltimento: “Attendere l’esaurimento del magazzino non è un’opzione: sono richieste azioni concrete e tempestive, come eliminare dal web, e-commerce e social, tutte le reclame e le dichiarazioni ormai inadeguate, verificare che ogni claim ambientale sia documentato e dimostrabile e, ove possibile, rietichettare i packaging”.

Un ulteriore profilo critico riguarda il bilanciamento tra gli obblighi di adeguamento e le conseguenze economiche e ambientali dell’eventuale ritiro dei prodotti. Le autorità europee hanno infatti elaborato orientamenti comuni che consentono di considerare le difficoltà concrete legate alle scorte già ordinate, prodotte o distribuite, soprattutto quando il loro ritiro comporterebbe costi sproporzionati o un impatto ambientale superiore ai benefici attesi. Resta tuttavia essenziale che le imprese dimostrino di essersi attivate tempestivamente e in buona fede per conformarsi alla nuova disciplina. Su questo punto è anche intervenuta la Circolare del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 27 agosto 2026 che ha affermato che per i beni durevoli già prodotti o immessi sul mercato prima del 27 settembre 2’26 l’adeguamento delle confezioni può avvenire al termine del ragionevole periodo di shelf line per ciascun categoria e orientativamente in sei mesi.

La versione integrale dell’articolo è consultabile cliccando qui. Sul nostro Sito è altresì disponibile la raccolta completa della rubrica “Ferri del mestiere” dal 2010 a oggi.

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I Professionisti dello Studio Ghidini Girino e Associati sono chiamati quali relatori di convegni, rendono opinioni su problematiche giuridiche, economiche e finanziarie su primari quotidiani nazionali e su emittenti televisive specializzate.