IL PRINCIPIO DI RESPONSABILITÀ NELL’INFORMAZIONE DIGITALE

C’è un nuovo intervento del Prof. Gustavo Ghidini, pubblicato sul Corriere della Sera, che analizza il Digital Package europeo e la minaccia rappresentata dalle richieste protezionistiche degli Stati Uniti guidati da Trump. In gioco c’è la tenuta democratica dello spazio informativo europeo. 

Il nuovo attacco del presidente Trump alle normative europee sul digitale rappresenta un salto di qualità nella pressione esercitata dai big tech americani. Il diktat è chiaro: nuovi dazi commerciali contro l’Unione Europea, a meno che non venga archiviato il cosiddetto Digital Package – l’insieme dei regolamenti europei che negli ultimi anni ha cercato di disciplinare il mondo delle piattaforme online. Dietro questa richiesta, si cela un attacco a una strategia normativa che ha come obiettivo la tutela dei cittadini da disinformazione, odio online e manipolazione algoritmica.

Nel suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera, il Prof. Gustavo Ghidini sottolinea il valore politico e giuridico della risposta europea. Henna Virkkunen, nuova Commissaria europea alla sovranità digitale, ha risposto con fermezza al ricatto statunitense, ricevendo il pubblico sostegno di Mario Monti e Thierry Breton. Il Digital Package, afferma l’Autore, rappresenta una diga contro “la marea che sulle reti dilaga, fatta di informazioni anonime costruite su fake news, messaggi d’odio, di discriminazione, di insulti, minacce, pedopornografia”. È una battaglia normativa che ha come posta in gioco la qualità democratica del nostro spazio pubblico.

“Quel che non è lecito nell’informazione analogica non dev’esserlo in quella digitale”, scrive il Prof. Ghidini. Occorre dunque affermare il principio che “chi pubblica è responsabile di ciò che pubblica”, e che questo valga anche per le piattaforme digitali che diffondono contenuti altrui. “Nel giornalismo cartaceo”, prosegue, “era chiaro chi fosse responsabile di ciò che veniva pubblicato: il direttore responsabile, il giornalista autore dell’articolo, l’editore. E chi si sentiva leso poteva rivolgersi al giudice, anche con l’urgenza del procedimento d’urgenza”.

Lo stesso modello, secondo l’Autore, deve valere per l’universo digitale: nessuna eccezione per chi pubblica contenuti dannosi, anche se lo fa tramite piattaforme. “Se ciò che viene pubblicato è illecito, chi lo pubblica ne risponde. E, se la pubblicazione è fatta attraverso una piattaforma, la piattaforma dev’essere tenuta a toglierla”.

L’articolo si chiude con un netto rifiuto dell’argomento usato da Trump e dai colossi del web per indebolire la regolazione europea. Il richiamo alla libertà d’espressione – principio fondante del Primo Emendamento americano – viene impiegato in modo strumentale per legittimare la totale assenza di vincoli. L’Autore replica osservando che la libertà non può giustificare gli abusi, come l’istigazione all’odio, le violazioni della privacy, la diffusione di falsità e le manipolazioni della personalità. A dimostrarlo, osserva il Professore, sono le decisioni di importanti corti, comprese quelle statunitensi.

L’articolo può essere letto integralmente cliccando qui e anche nella sezione Sala Stampa del nostro Sito, dove si trovano tutti gli interventi pubblicati sul Corriere della Sera.

I Professionisti dello Studio Ghidini Girino e Associati sono chiamati quali relatori di convegni, rendono opinioni su problematiche giuridiche, economiche e finanziarie su primari quotidiani nazionali e su emittenti televisive specializzate.