LA COMPETITIVITÀ IN EUROPA AL BIVIO FRA DEBITO E VETI

A ridosso del rapporto economico sulla competitività, presentato all’Unione Europea lo scorso 19 settembre, Mario Draghi ha posto una domanda secca: “L’Europa vuole essere padrona del proprio destino oppure no?”. La domanda verte soprattutto sulla necessità di ingenti esborsi per aumentare la competitività europea, soprattutto in materia di decarbonizzazione, e ridurre in modo drastico la dipendenza dalle potenze straniere: si parla di una percentuale compresa fra il 4,4 e il 4,7 del pil europeo, con un ammontare prossimo agli 800 miliardi di euro all’anno.

L’ambizione alla competitività va dunque di pari passo con la necessità di creare del debito comune europeo, che finisce per diventare un passaggio obbligato per il futuro sviluppo dell’Unione.

Nella rubrica Considerazioni inattuali su Milano Finanza, Emilio Girino scandaglia la contraddizione insita all’attuale meccanismo che consente all’Ue di emettere debito comune, imperniato sulla possibilità che ciascuno Stato membro possa bloccare tutto ponendo il proprio veto. In materia finanziaria, infatti, l’unanimità è richiesta tanto per le delibere del Consiglio dell’Unione Europea – in cui trovano rappresentanza i governi degli Stati membri – sia dal Consiglio Europeo, costituito dai diversi Capi di Stato e di governo.

“Nella contorta pratica dei trattati europei, il monito di Draghi si scontra con il diritto di veto, cioè con regole che impongono l’unanimità di voto dei ventisette Paesi su materie particolarmente delicate”, scrive l’Avv. Girino. “Qui si gioca il fragile equilibrio fra federalismo europeo e sovranità nazionali; il sistema deliberativo europeo è guastato da un congegno di veto che, in assenza di cooperazione spontanea, blocca qualsiasi processo decisionale su questioni vitali. Il richiamo di Draghi mette all’indice questo meccanismo perverso”.

Per superare questa impasse, l’Autore rimanda alla proposta di Giulia Rossolillo (Abolire il diritto di veto – La riforma del sistema di voto nel Consiglio e nel Consiglio Europeo, ne Il Federalista, 2021, n.1) in favore di un cambiamento strutturale: la trasformazione del Parlamento Europeo, unico organo votato dai cittadini dell’Unione, nel vero sistema deliberativo, con la creazione di un potere sovranazionale legittimato democraticamente.

La versione integrale dell’articolo dell’Avv. Girino può essere letta cliccando qui. Nella Sala Stampa del nostro Sito è possibile consultare l’intero archivio delle puntate di Considerazioni inattuali su Milano Finanza, dal 2009 a oggi.

I Professionisti dello Studio Ghidini Girino e Associati sono chiamati quali relatori di convegni, rendono opinioni su problematiche giuridiche, economiche e finanziarie su primari quotidiani nazionali e su emittenti televisive specializzate.