GRANDI PIATTAFORME DIGITALI E LIBERA INFORMAZIONE: I LIMITI DELLE DIFESE EUROPEE

In un saggio pubblicato nel volume Promises and perils of NFT, DLT and AI in managing IPRs, appena uscito per Giappichelli a cura di Roberto Pennisi e Francesca Vessia, Gustavo Ghidini analizza criticamente gli strumenti predisposti dall’Unione Europea per contenere il potere delle grandi piattaforme digitali e i rischi che esso comporta per la libera informazione e per la democrazia.
Il potere economico, quando si concentra, tende inevitabilmente a estendersi oltre la sfera del mercato e a incidere anche sull’orientamento della società, delle istituzioni e dell’opinione pubblica. È in questa chiave che Gustavo Ghidini rilegge il Digital Package europeo, nato non solo per correggere distorsioni concorrenziali, ma anche per fronteggiare il ruolo sempre più incisivo degli oligarchi del web nel governo dei flussi informativi e comunicativi, oggi ulteriormente potenziato dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Nel volume Promises and perils of NFT, DLT and AI in managing IPRs, il Prof. Ghidini mette in luce i caratteri peculiari dei mercati digitali, nei quali effetti di rete, raccolta continua di dati e integrazione fra servizi rafforzano la posizione dominante delle piattaforme. In questo contesto, la dominanza non si limita a produrre effetti economici, ma consente agli ecosystem leaders di orientare l’accesso ai contenuti, influenzare i comportamenti degli utenti e consolidare assetti di dipendenza difficilmente reversibili. Proprio per questo, osserva l’Autore, le grandi piattaforme pongono oggi un problema che non riguarda soltanto la concorrenza, ma più in profondità la qualità dello spazio pubblico democratico.
“Oggi tuttavia quel problema si presenta in termini peculiari, e proprio in relazione all’estensione del potere degli oligarchi del web rispetto ai flussi di informazione che circolano online”, scrive il Prof. Ghidini, richiamando la conseguente influenza esercitata su pubblica opinione, media tradizionali e istituzioni. E aggiunge: “Non può dunque stupire che oggi, a fronte dell’esponenziale estendersi del potere dei ‘web-titans’, tornino in scena preoccupazioni meta-economiche”, riferite cioè alla capacità delle piattaforme di incidere non soltanto sui mercati, ma anche sui presupposti culturali e civili della convivenza democratica.
Un’attenzione particolare viene inoltre dedicata al rapporto fra regolazione europea e disinformazione. Secondo il Prof. Ghidini, il Dma e il Dsa hanno certamente rafforzato il presidio normativo, ma continuano a fondarsi su una regola oggi insufficiente: la non responsabilità preventiva degli intermediari. L’ordinamento europeo, infatti, continua a escludere un obbligo generale di filtraggio e rimozione ex ante dei contenuti manifestamente illeciti o pericolosi, limitandosi a imporre interventi successivi alla segnalazione delle autorità. Una simile impostazione, nata in un contesto tecnologico precedente all’avvento dell’intelligenza artificiale, appare ormai inadeguata rispetto alla possibilità concreta di utilizzare sistemi automatici di riconoscimento e blocco dei messaggi più gravemente devianti.
Il saggio individua poi un ulteriore punto critico nella persistente tolleranza dell’anonimato sulle reti sociali, che favorisce la proliferazione di minacce, messaggi d’odio, discriminazioni e fake news. Anche sotto questo profilo, per il Prof. Ghidini gli strumenti tecnologici oggi disponibili consentirebbero soluzioni più efficaci di quelle attuali, mentre il mantenimento di assetti così permissivi finisce per avvantaggiare soprattutto le piattaforme interessate alla massimizzazione del traffico e dell’interazione. La questione, dunque, non è solo tecnica o giuridica, ma investe direttamente il rapporto fra libertà di espressione, responsabilità e qualità del discorso pubblico.
A conclusione del proprio saggio, il Prof. Ghidini sottolinea come le misure finora adottate contro i Big Tech restino in larga parte comportamentali e sanzionatorie, incidendo tuttavia solo raramente sulla effettiva struttura del potere digitale. Anche quando elevate, le sanzioni pecuniarie rischiano di essere assorbite come costi operativi, mentre i rimedi strutturali restano confinati a un ruolo marginale, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. Ne deriva l’immagine di una difesa ancora fragile, nella quale il contrasto alla concentrazione del potere informativo appare frenato da esitazioni normative e politiche che rendono sempre più urgente un ripensamento degli strumenti di regolazione.
L’articolo può essere letto integralmente cliccando qui.
Tutti gli interventi dei nostri Soci su quotidiani e periodici sono disponibili nella sezione Sala Stampa di questo Sito.