CRIPTOVALUTE E FINANZA TRADIZIONALE: IL RISCHIO DEL CONTAGIO

L’esplosione di valore delle criptovalute, alimentata dall’effetto virale delle meme-coin e dalle campagne sui social network, riporta al centro la questione della loro natura giuridica ed economica, soprattutto quando questi asset vengono impiegati come sottostante per strumenti derivati.
Dopo anni di marginalità, le criptovalute stanno tornando a esercitare una forza di attrazione sulla finanza tradizionale, con una capacità di contaminazione che rischia di generare un effetto domino sui mercati regolamentati e di amplificare la volatilità sistemica.
Occorre pertanto vigilare per evitare che la dimensione speculativa, spesso fondata su logiche puramente ludiche, travolga i principi cardine della responsabilità contrattuale e del corretto funzionamento del mercato.
Nella rubrica “Considerazioni Inattuali” su Milano Finanza, Emilio Girino analizza l’incrocio sempre più stretto tra i prodotti cripto e gli strumenti finanziari regolamentati, evidenziando come i certificati derivati sulle criptovalute siano ormai normalizzati dal punto di vista formale, pur rimanendo sostanzialmente legati a logiche da scommessa.
Ripercorrendo la giurisprudenza sui derivati over the counter e la disciplina delle operazioni aleatorie, l’autore mette in guardia dal rischio che i principi consolidati del diritto civile vengano snaturati dall’abitudine a tollerare, sotto forma di investimento, ciò che in realtà si configura come gioco d’azzardo mascherato. La differenza tra strumenti di copertura reale e puntate speculative rischia di diventare sempre più labile.
“Mimesi artificiale, carenza di un vero sostrato finanziario, inesistenza di retroterra economici generano una volatilità vertiginosa con sbalzi di valore registrabili in pochi giorni o addirittura ore, ispirando manovre fraudolente neppur così raffinate”, scrive l’Avv. Girino. “Il grande e fondato rischio è che, in assenza di un’ormai improcrastinabile e rigida regolamentazione, i cripto-certificati possano riqualificarsi come pure scommesse ludiche. Eloquente il lapsus di Javier Milei quando la sua $Libra perse di colpo il 95%. Invocò la sua buona fede ma concluse: ‘Se vai al casinò e perdi soldi, che diritti hai?’. Nessuno, appunto”.
Secondo l’Avv. Girino occorre dunque un presidio normativo forte, capace di distinguere in modo netto tra investimenti legittimi, strumenti di copertura e meri giochi d’azzardo. L’autore sottolinea come la confusione fra rischio imprenditoriale e scommessa possa avere effetti devastanti su famiglie e imprese, minando la fiducia nei mercati regolamentati e compromettendo la stabilità finanziaria. La trasparenza degli intermediari, la qualità dell’informazione e la chiarezza contrattuale restano, anche in questo settore, i veri argini contro derive pericolose.
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