SEZIONI UNITE E AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE: TROVATA LA CHIAVE DI VOLTA?

Forse una parola fine è stata posta dalla Corte di Cassazione, pronunciatasi a Sezioni Unite, ai contenziosi che hanno per lungo tempo coinvolto i contratti di credito con ammortamento alla francese. La sentenza (n. 15130 del 29 maggio 2024) afferiva al caso relativo a un mutuo immobiliare a tasso fisso stipulato nel 2007, dirimendo le questioni legate alla nullità di questi contratti per indeterminabilità dell’oggetto, per mancata esplicitazione in contratto del regime finanziario e per il maggior costo rispetto alle alternative. Com’è noto, l’ammortamento alla francese prevede rate costanti con interessi decrescenti e capitale crescente nel tempo; l’ammortamento all’italiana, utile per un raffronto, prevede rate di diverso importo con interessi decrescenti ma capitale costante.

Nella rubrica “I ferri del mestiere” su Milano Finanza, Leonardo Gregoroni illustra le due statuizioni principali che caratterizzano la sentenza. Da un lato, infatti, la Suprema Corte distingue fra la mancata esplicitazione del regime di ammortamento e l’effettiva determinatezza dell’oggetto negoziale, a patto che il contratto riporti gli elementi essenziali del mutuo tipizzati dall’art. 1813 del Codice Civile. Dall’altro, sancisce che il maggior interesse dovuto nell’ammortamento alla francese non integri alcun prezzo occulto, che pertanto non è necessario indicare in contratto in ottemperanza alle vigenti regole sulla trasparenza.

“Tutto risolto? Sì e no”, spiega l’Avv. Gregoroni. “La sentenza non esplica un effetto diretto sui contratti di credito al consumo non immobiliare, che non prevedono l’obbligatoria consegna del piano di ammortamento prima della stipula. Dalla pronuncia emerge tuttavia un criterio di razionalizzazione del contenzioso insieme a un’indicazione sistematica: i principi espressi dalla Cassazione sono in astratto applicabili in via analogica ai contratti che presentano la stessa tipologia di piano finanziario; inoltre, la validità del contratto di credito non può essere subordinata ad altri elementi che ai requisiti previsti dalla disciplina applicabile, escludendo quindi il riscontro di elementi che il legislatore non considera”.

Va segnalato che, in materia di credito al consumo, la stessa rubrica ha recentemente ospitato un approfondimento sulle nuove direttive dell’Unione Europea in materia di intermediazione digitale, a riprova del costante aggiornamento della legislazione nel settore creditizio.

Il testo integrale dell’articolo dell’Avv. Gregoroni Finanza è disponibile cliccando qui. Sul nostro Sito è possibile sfogliare l’intera raccolta della rubrica “Ferri del mestiere” dal 2010 a oggi.

I Professionisti dello Studio Ghidini Girino e Associati sono chiamati quali relatori di convegni, rendono opinioni su problematiche giuridiche, economiche e finanziarie su primari quotidiani nazionali e su emittenti televisive specializzate.