Riuscirà il progetto Siu a insegnare un po’ di finanza agli europei?

Savings and Investment Union (Siu). Così la Commissione Ue il 30 settembre ha tenuto a battesimo un ambizioso progetto, che fra le altre innovazioni si propone di aumentare l’alfabetizzazione finanziaria dei cittadini europei. Programma meritorio per una Ue dove meno di un cittadino su cinque ha un adeguato livello cognitivo in materia finanziaria.

Il tema della semplificazione informativa data da più di un trentennio e tutte le soluzioni susseguitesi, dai prospetti alle note sintetiche, dai Priips ai Kid, dalla Mifid1 alla Mifid 2, non hanno centrato l’obiettivo perché tre fattori antagonisti non sono stati adeguatamente considerati né combattuti né tantomeno debellati (forsanche perché in certa misura non debellabili).

Il primo è il crescente livello di analfabetismo funzionale della popolazione: si stima che, solo in Italia, appena una persona su tre sia in grado di comprendere un testo generalista minimamente complesso, figuriamoci un meccanismo finanziario che sconta una quota di tecnicismo ineludibile. Il secondo fattore è il sostanziale disinteresse per una materia giudicata noiosa e ostica, donde la corsa cieca fra le braccia dei pifferai del lucro facile che trascina con sé il terzo fattore, ossia l’inevitabile avidità che connota gli umani (l’antica auri sacra fames), la quale spiega perché gli investitori spesso si lancino in operazioni spericolate (meme-coin, per esempio) quando non offerte di scaltri truffatori.

Tre fattori iperdilatatati dall’evoluzione tecnologica, dove prospera il vizio di delegare a Internet (e oggi all’AI a costo zero) molte scelte di vita, comprese quelle finanziarie. In un simile scenario che un progetto di alfabetizzazione e semplificazione possa avere successo continua a restare chimerico. Al di là di ogni rilievo sistemico, il miglioramento dello stato dell’arte deve passare attraverso un acculturamento finanziario ma il vero nodo sarà cosa e come insegnarla a una sconfinata platea di utenti pressoché digiuni in materia. L’educazione finanziaria dovrà limitarsi a pochi ed essenziali concetti, primo fra tutti il principio di correlazione rischio-rendimento, regola elementare per chi sta leggendo eppure ancora troppo sconosciuta o, se nota, spesso ignorata dal grande pubblico.

La formazione finanziaria è per ora rimessa alle norme di trasparenza imposte agli intermediari, i quali pur si prodigano in campagne di allerta che spesso cadono nel vuoto: non si spiega altrimenti come l’investment scam (truffa perpetrata da falsi intermediari con stellari promesse di rendimento) stia riprendendo piede con danni incommensurabili ai risparmiatori e all’intero sistema. Oltre a corsi basilari, brevi e gratuiti, fruibili anche online, sarebbero necessarie potenti campagne pubblicitarie di ammonimento, dove immagini forti e numeri pesanti richiamino le principali disfatte (dai Tom Ponzi schemes ai subprime) che la finanza legale o illegale ha registrato.

L’obiettivo primario è però lo stimolo (anche fiscale, perché no?) a ricorrere alla consulenza indipendente, resa da intermediari e liberi professionisti di settore, onde progressivamente colmare il deficit culturale e nel frattempo schivare il rischio di scelte avventate o inconsapevoli: non è pensabile che il piccolo investitore diventi un erudito ma si può aiutarlo ad aumentare la propria coscienza finanziaria. Il progetto Siu non va buttato a mare ma va concretizzato in soluzioni efficaci, mentre ora, per come abbozzato, sembra un po’ l’educazione del buon selvaggio di rousseauiana memoria. Solo che lì si parlava di utopia (umano naturalmente buono che la civiltà corrompe), mentre in finanza valgono regole ben più aspre e inevitabili. Due soprattutto: non perdere mai denaro e non dimenticare mai la prima regola. Parola dell’Oracolo di Omaha. (riproduzione riservata).

Emilio Girino
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Nato a Casale Monferrato il 18 novembre 1962, alunno del Collegio Ghislieri, si è laureato con lode all’Università di Pavia nel 1985.
Allievo del Prof. Ghidini e suo stretto collaboratore da oltre trentacinque anni, è divenuto socio dello Studio sin dalla sua fondazione e riveste il ruolo di managing partner.
È iscritto all’ordine degli Avvocati di Milano dal 1990. Nell’ambito dello Studio, si occupa prevalentemente delle problematiche bancarie, finanziarie, contrattuali, e societarie.