IMPRESE FAMILIARI A RISCHIO CON LE GARE PER LE CONCESSIONI BALNEARI

Il Prof. Gustavo Ghidini ravvisa nel decreto legge che ottempera alla Direttiva Bolkenstein l’assenza di una norma che impedisca il cumulo di concessioni nelle stesse mani, opzione che metterebbe a repentaglio la sopravvivenza di trentamila balneari.

Pochi giorni fa, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge volto a chiudere il caso balneari. Fra i suoi capisaldi, la proroga fino al 2027 delle concessioni in essere e il successivo obbligo di indire nuove gare. Ma la nuova norma omette del tutto il limite di attribuzione di concessioni a un singolo gruppo: una svista che può mettere a repentaglio il principio di concorrenza.

In un corsivo pubblicato sul Corriere della Sera, il Prof. Gustavo Ghidini illustra come non sia azzardato prevedere che di quest’omissione possano avvantaggiarsi grandi gruppi (anche internazionali) del turismo, spartendosi la gestione delle coste italiane.

“Incombe insomma il rischio che da una struttura di mercato altamente pluralistica – e sia pure troppo statica, da smuovere energicamente – si voglia passare a una di tipo oligopolistico”, scrive il Prof. Ghidini Senior Professor all’Università LUISS e Professore Emerito di Diritto Industriale all’Università Statale di Milano. “Dalla proclamata promozione della concorrenza all’obiettivo opposto: mica male come eterogenesi dei fini”.

Per rimediare a questa svista, se di svista si tratta, urge fissare limiti ben definiti (non discrezionali) a livello comunale, regionale e nazionale, allo scopo di rilanciare la concorrenza aprendo le gare per le concessioni nell’ambito di uno scenario effettivamente pluralistico. Giova ricordare che, al momento, la gestione delle coste italiane è affidata a circa trentamila concessionari balneari, in larga parte piccole imprese familiari.

L’articolo può essere letto integralmente sul sito del Corriere della Sera o scaricato in versione pdf cliccando qui. Sulla stessa testata, in gennaio, l’Autore era intervenuto sullo stesso tema, individuando nel decreto 118/21 del governo Draghi, relativo a mercato e concorrenza, lo spirito da seguire per salvaguardare le nostre piccole imprese senza tradire la Direttiva Bolkenstein né dover rinunciare ai fondi Pnrr.

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