Stessa spiaggia, stesso mare, nuove concessioni

di Silvia Valente
Senza una necessaria regolamentazione dei bandi di gara concorrenziali, le spiagge italiane rischiano di trasformarsi da “monopoli locali a grandi oligopoli, più probabilmente, internazionali”. Questo è l’allarme che Gustavo Ghidini, professore emerito dell’Università degli Studi di Milano e professore presso l’Università Luiss, ha lanciato a MF-Milano Finanza in relazione alla scadenza delle concessioni balneari entro il 2023, sentenziata dal Consiglio di Stato.
L’organo di secondo grado della giustizia amministrativa italiana ha preso questa decisione in adunanza plenaria, pochi giorni dopo che il governo, nell’approvare il disegno di legge sulla concorrenza, aveva scelto di rimandare la questione degli stabilimenti balneari, mantenendo le concessioni fino al 2034 e nel frattempo procedendo solo con un’operazione trasparenza di mappatura delle spiagge.
Ormai da 15 anni l’Italia è sotto osservazione da parte dell’Europa su questo tema: dal 2006, con la direttiva Bolkestein della Commissione europea, l’esecutivo italiano avrebbe dovuto liberalizzare tutte le concessioni pubbliche, tra cui appunto le spiagge, e di conseguenza organizzare gare pubbliche con regole equilibrate e pubblicità internazionale. Ma forse questa presa di pozione del Consiglio di Stato, continua l’avvocato Ghidini, può fungere da “spunto per il governo per costruire una disciplinato avvento della concorrenza”. Il che significherebbe, nella pratica, “una norma che apra alla concorrenza ma evitando il pericolo di una liberalizzazione indiscriminata”.
Se infatti l’azione del Consiglio di Stato è stata spinta, recita la sentenza, dalla volontà di “garantire ai cittadini una gestione del patrimonio nazionale costiero e una correlata offerta di servizi pubblici più efficiente e di migliore qualità e sicurezza”. La norma pro-concorrenziale che ne deriverebbe, però, sottolinea Ghidini, “potrebbe paradossalmente finire per buttare all’aria l’economia locale di imprese a conduzione familiare per creare, invece, oligopoli giganteschi”. L’impatto sulla territorialità sarebbe duplice. Da un lato, molto probabilmente saranno “soprattutto gruppi stranieri, più che italiani” a fare “man bassa di concessioni”, data l’attrattività del “patrimonio costiero italiano”. Dall’altro lato, tali grandi gruppi “hanno spesso dimostrato di non avere la mano leggera, ma di costruire, cementificare, creare grosse strutture e impianti waltdisneyani”, impattando significativamente anche sul patrimonio paesaggistico.
Ma è possibile prevenire questo tipo di scenario? Secondo Ghidini, presidente del Movimento dei Consumatori, è “necessaria un’attenta regolamentazione delle gare per evitare la creazione ingiustificata di oligopoli”. In primis, va sostituito il criterio della vincita del bando per massima offerta che andrebbe a privilegiare e a far vincere “quasi matematicamente i gruppi con più soldi quindi più grandi”. E per giunta, si dovrebbe porre un limite alla “possibilità di acquisizione di concessioni da parte di un singolo soggetto”: per Ghidini, un unico soggetto dovrebbe avere “una, due o massimo tre concessioni”, anche in questo caso per non permettere la sostituzione di “piccoli monopoli con grandi oligopoli”.
Il Consiglio di Stato ha deciso comunque di non mettere direttamente al bando le spiagge italiane ma di prorogare le concessioni fino al dicembre 2023 per “evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere”. Tale rinvio rappresenta, per di più, “un’occasione per il governo italiano di prendersi tutto il tempo necessario per disegnare la legge” e Ghidini rassicura: “c’è tutto il tempo per fare un buon lavoro”. Il primo step in questa direzione è il Summit che si terrà oggi tra regioni e governo, rappresentato dal ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. (riproduzione riservata)
